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NOTE BIOGRAFICHE DI BAKUNIN- JAMES GUILLAUME

20 Mar

I

Michail Aleksandrovic Bakunin (*) nacque il 18 maggio 1814′ a Priamuchino, villaggio facente parte del distretto di Torjok, nel governatorato di Tver. Suo padre, dopo aver vissuto lo giovinezza come segretario d’ambasciata a Firenze e Napoli, ritornò a stabilirsi nei suoi dominii patrimonia­li ove sposò, all’età di quaranta anni, una giovane diciotten­ne della famiglia Muraev. Di idee liberali, fu per molto tempo membro di una delle numerose associazioni di «deca­bristi» 2; ma dopo l’avvento al trono di Nicola I, scorag­giato e diventato scettico, si dedicò esclusivamente alla coltivazione delle proprie terre ed alla educazione dei figli.

Michail era, delle cinque sorelle e dei cinque fratelli che ebbe, il primogenito. All’età di quindici anni entrò nella scuola di artiglieria di Pietroburgo, dove passò tre anni, do­po i quali fu mandato come sottotenente prima nel governa­torato di Minsk, poi in quello di Grodno, in Polonia. Era l’indomani del soffocamento sanguinoso dell’insurrezione polacca, e lo spettacolo della Polonia terrorizzata agì poten­temente sull’animo del giovane ufficiale e contribuì non poco a inspirargli l’orrore del despotismo. Dopo due anni di servizio militare, dette le dimissioni (1834) e si recò a Mosca ove passò quasi interamente i sei anni che seguiro­no. In questa città si dette con ardore allo studio della filosofia. Cominciò coll’appassionarsi alla lettura degli enciclo­pedisti francesi e, come i suoi amici Nicolaj Stankévie e Bé­linsld ., si entusiasmò per Fichte, del quale tradusse (1836) i Vorlesungen uber die Bestimmung des Gelehrten. Poi, fu la volta di Hegel, che teneva allora il dominio degli spiriti in Germania: il giovane Bakunin divenne un fervente seguace del sistema hegeliano e si lasciò per qualche tempo ab­bagliare dalla famosa massima: «Tutto ciò che è reale è ra­zionale», con cui si giustificava l’esistenza di ogni op­pressione politica. Nel 1839, Aleksander Herzen e Nicolaj Ogarev, dopo un esilio di parecchi anni, ritornarono a Mo­sca ove si incontrarono la prima volta con Bakunin; ma allora le loro idee erano troppo differenti perché potessero an­dar d’accordo.

(1. 18 maggio per il calendario russo; 30 maggio per il nostro. 2 I Decabristi erano un movimento per la monarchia costituzio­nale che nel dicembre del 1825 scatenò una rivolta di nobili e di ufficiali contro l’autocrazia zarista. Il movimento venne Spietatamente represso, i suoi capi giustiziati e molti altri imprigionati. (*) Per la redazione di queste note, all’infuori di ciò che era di mia cognizione, mi sono servito dell’ampio materiale raccolto da. Max Nettlau e pubblicato da lui nella sua opera monumentale: Michael Bakunin, eine Biograpbie; Londra 1896:1900, 3 Vol. in fol. [Le note segnate da asterisco sono di James Guillaume, quelle nu­merate di Sam Dolgoff.]

Nel 1840, a ventisei anni, Michail Bakunin andò a Pie­troburgo e di là a Berlino coll’intenzione di studiare il mo­vimento filosofico tedesco; si proponeva di consacrarsi all’’ insegnamento, desiderando occupare, un giorno, una cattedra di filosofia o di storia a Mosca. Quando Nicolaj Stano kévie mori in Italia – e cioè in quello stesso anno – Ba­kunin ammetteva ancora lo credenza nell’immortalità de!­l’anima come una dottrina necessaria (lettera a Herzen del 23 ottobre 1840). Ma era venuto il momento in cui doveva compiersi lo sua evoluzione intellettuale, e la filosofia di Hegel trasformarsi in lui in una teoria rivoluzionaria. Già Feuerbach aveva dedotto dall’hegelianesimo le conseguen­ze logiche nel campo religioso; Bakunin doveva operare similmente nel campo politico e sociale. Nel 1842, lascia Berlino per Dresda, ove fa amicizia con Arnold Ruge ” che in quella città veniva pubblicando lo rivista Deutsche Jahrbucher, nella quale Bakunin pubblicò nell’ottobre, sotto lo pseudonimo di « Jules Elysard », uno studio che giungeva a conclusioni rivoluzionarie.

Era intitolato: «La Reazione in Germania – frammento, di un francese », e terminava con queste frasi di cui l’ultima è divenuta celebre:

Confidiamo, dunque, nello spirito eterno che distrugge e annien­ta solo perché è la sorgente impenetrabile ed eternamente crea­trice di ogni vita. Il desiderio di distruggere è nello stesso tempo un desiderio di creare.

(. Nicolaj Stankevic era un insegnante di filosofia, Vissarion Be­linski. un noto critico letterario. Arnold Ruge (1802-80) era un esponente di primo piano della Sinistra hegeliana che per un certo periodo influenzò sia Marx sia Bakunin. )

Herzen, credendo sulle prime che l’articolo fosse real­mente opera di un francese, dopo averlo letto, scrisse nel suo diario: «E’ un appello potente, fermo, trionfante del partito democratico … l’articolo è di una grande importanza. Se i francesi cominciassero a rendere popolare la scienza te­desca – quelli che la comprendono, s’intende – la grande fase dell’azione sarebbe prossima a cominciare ». Il poeta Georg Herwegh, autore dei Gedichte eines Lebendigen, es­sendosi recato a Dresda, dimorò presso Bakunin del quale divenne intimo amico. Fu pure a Dresda che Bakunin fece la conoscenza del musicista Adolf Reichel, che divenne uno dei suoi più fedeli. Ma il governo sassone manifestò ben presto delle intenzioni ostili verso Ruge e i suoi collabora­tori; e Bakunin ed Herwegh dovettero, nel gennaio del 1843, lasciare la Sassonia per recarsi insieme a Zurigo. In Svizzera Bakunin passò l’anno 1843; una sua lettera scritta a Ruge dall’isola di Saint Pierre (lago di Bienne) nel maggio dello stesso anno, e pubblicata a Parigi nel 1849 nel­la rivista Deutsch-franzosische Jahrbucher, termina con que­sta veemente apostrofe: «La lotta comincia e la nostra causa è sI potente che noi, pochi uomini sparsi e con le mani legate, col nostro solo grido di guerra ispiriamo lo spavento alle migliaia! Avanti con forte animo! Voglio in­frangere le vostre catene, o Germani che volete diventar Greci; io, lo Scita. Mandatemi le vostre opere: le farò stam­pare nell’isola di Rousseau e in lettere di fuoco scriverò una volta ancora nel cielo della storia: Morte ai Persi! ».

In Svizzera Bakunin fece la conoscenza dei comunisti tedeschi che facevano capo a Weitling·. A Berna, ove passò l’inverno 1843-1844, entro in relazione con la famiglia Wogt. Uno dei fratelli Wogt, Adolf (più tardi professore alla facoltà di medicina nella Università di Berna), divenne suo amico intimo. Ma, disturbato continuamente dalla poli­zia svizzera e dietro intimazione dell’ambasciata russa di ri­tornare in Russia, Bakunin lasciò Berna nel febbraio 1844, andò a Bruxelles e di là a Parigi, ove doveva restare lino al dicembre 1847.

II

A Parigi, dove giunse col suo fedele Reichel, egli ritro­vò Herwegh e la sua giovane moglie (Emma Siegmund). Fu allora che conobbe Karl Marx, il quale, recatosi a Parigi al­la fine del 1843, fu dapprima, anche lui, uno dei collabora­tori di Arnold Ruge, poi cominciò con Engels l’elaborazione di una sua dottrina. Bakunin strinse amicizia anche con Proudhon, che vedeva spessissimo; essendo d’accordo su certi punti essenziali e discordando su altri, accadeva loro spes­so di intavolare delle discussioni che duravano delle notti intere. Conobbe anche George Sand, di cui ammirava l’in­gegno e che era in quel tempo sotto l’influenza di Pierre Leroux.

(5. Wilhelm Weitling, un sarto tedesco autodidatta, si trasferì in Svizzera, e per un certo tempo visse anche a Parigi. Fondò il Circolo dei lavoratori comunisti e scrisse opere quali L’ umanità come do­vrebbe essere e Garanzie di libertà umana. Le sue idee dovevano molto a Fourier e Saint Simon; egli da ultimo emigrò negli Stati Uniti, dove tentò di dar vita a comunità utopiche. Bakunin rifiutava il cristianesimo primitiveggiante di Weitling e il suo comunismo di tipo autoritario – la suo concezione dello stato guidato dagli scienziati, dai tecnologi e dagli intellettuali che avrebbero esercitato una forma benevola di dispotismo nei confronti dei lavoratori. Tuttavia rimase molto colpito dall’insistenza di Weitling sulla lotta di classe, sul rovesciamento violento dello stato, e sull’abolizione dell’’ economia di mercato, ma soprattutto da una sua affermazione, che Bakunin amava molto citare, secondo la quale «la società perfetta non ha governo, ma solo un’amministrazione; non leggi, ma doveri, non punizioni, solo strumenti di correzione». (*) Il professore Wilhelm Wogt aveva dovuto lasciare nel 1835, destituito per motivi politici, l’Università di Giessen, ed era divenuto professore all’Università di Berna. Aveva quattro figli: Karl, il cele­bre naturalista; Emil, giurista; Adolf, medico; Gustav, avvocato. )

Questi anni passati a Parigi furono, per lo sviluppo in­tellettuale di Bakunin, i più fecondi. Si delinearono allora nel suo spirito le idee che costituirono poi il suo programma rivoluzionario, idee tuttavia su parecchi punto imprecise e impacciate da un resto di idealismo metafisico, di cui doveva sbarazzarsi più tardi.

Egli stesso ci parla dei rapporti avuti da lui in quel tempo con Marx e Proudhon:

Marx – scrisse nel 1871 (manoscritto francese) – era molto più avanti di me, come oggi è non già più avanti, ma di me di gran lunga più sapiente. lo allora non sapevo nulla di economia politica, né mi ero ancora del tutto liberato dalle astrazioni meta­fisiche; il mio socialismo era, più che altro, istintivo. Lui invece, benché più giovane di me. era già un ateo, un dotto materialista e un socialista convinto. Fu precisamente in quel tempo che elaborò i primi fondamenti del nuovo sistema. Ci vedevamo assai spesso perché io nutrivo per lui un grande rispetto, per la sua scienza e per la sua devozione appassionata e seria (quantun­que sempre mista a vanità personale) alla causa del proletariato, e ne ricercavo con avidità la conversazione, sempre istruttiva ed elevata quando non si inspirava ad odio meschino, ciò che, purtroppo, accadeva spessissimo. I nostri temperamenti non si confacevano: egli mi chiamava idealista sentimentale ed aveva ragione; io lo chiamavo vanitoso perfido e dissimulatore ed avevo ragione.

Quanto ad Engels, Bakunin ne ha cosi tratteggiato il ca­rattere in un passo ove parla della società segreta fondata da Marx (Gosoudarstvennost i Anarkhia; 1874 pag. 224): « Verso il 1845, Marx si pose alla testa dei comunisti tede­schi e, poco dopo fondò una società segreta di comunisti te­deschi o socialisti autoritari, con Engels, il suo amico costan­te, quanto lui intelligente, benché meno erudito, ma in com­penso più pratico e non meno di lui dotato per la calunnia politica, la menzogna e l’intrigo ».

Di Proudhon ecco che cosa dice in un manoscritto fran­cese del 1870:

Proudhon, malgrado tutti gli sforzi che fece per scuotere le tradizioni dell’idealismo classico, restò nondimeno per tutta la vita un idealista incorreggibile, inspirantesi, come io stesso ebbi a dirgli due mesi prima della sua morte (*), ora alla Bibbia , ora al diritto romano, e un metafisico fino alla punta dei capelli. Fu sua disgrazia non aver mai studiato scienze naturali e non averne fatto proprio il metodo. Ebbe così degli impulsi geniali che gli fecero intuire la via giusta da percorrere, ma trascinato dalle cattive abitudini idealistiche del suo spirito, ricadeva sempre nei vecchi errori. E’ per questo che Proudhon è stato sempre in contraddizione con se stesso – un genio vigoroso un pensatore rivoluzionario, dibattentesi continuamente con i fantasmi dell’idealismo senza mai giungere a vincerlo … Marx, come pensatore, invece è sulla via buona. Egli ha stabilito come principio che tutte le evoluzioni politiche, religiose e giuridiche nella storia sono, non le cause, ma gli effetti delle evoluzioni economiche. Grande e feconda idea, che se egli non il primo ad enunciare (essa era già stata intuita e in parte espressa da parecchi altri), ebbe il merito di averla solidamente stabilita e posta come base di tutto un sistema economico. D’altra parte, Proudhon aveva compreso e sentito la libertà molto meglio di lui. Proudhon, quando non faceva della dottrina della metafisica, possedeva il vero istinto del rivoluzionario; adorava la figura di Satana e proclamava la necessità dell’anarchia. E’ possibilissimo, invece, che Marx possa teoricamente elevarsi alla concezione di un sistema della libertà ancora più razionale di quello di Proudhon, ma l’istinto della libertà gli manca: egli è un autoritario dal1a testa ai piedi.

Nel 1847 Bakunin vide arrivare a Parigi Herzen e Ogarev che avevano lasciato la Russia per vivere in Occidente; vide anche Bélinsky, allora in tutta la pienezza della sua potenza intellettuale e che doveva morire l’anno seguente. Per un discorso da lui pronunciato il 29 novembre al banchetto dato in commemorazione dell’insurrezione polacca, Bakunin fu, dietro domanda dell’Ambasciata russa, espulso dalla Francia. Per togliere le simpatie che si era intorno a lui manifestate, il rappresentante de1la Russia a Parigi, Kisselev, fece correr voce che Bakunin era stato al servizio de1l’ambasciata, la quale lo aveva adoperato, e che ora si vedeva obbligata a sbarazzarsi di lui perché spinto innanzi più che convenisse. (Lettera di Bakunin a Fanelli del 29 maggio 1867). Il conte di Duchatel, ministro dell’interno, interpellato alla Camera dei Pari in proposito,si trincerò dietro calcolate reticenze per dar credito alla calunnia immaginata da Kisselev, che doveva ben presto ripercuotersi altrove. Bakunin andò a Bruxelles dove abitava Marx, espulso anche lui dalla Francia fin dal 1845. Da Bru­xelles. ebbe a scrivere al suo amico Herwegh le parole se­guenti:

I tedeschi – Bornstedt, Marx, Engels e alcuni operai – e sopra tutti Marx, avvelenano l’ atmosfera. Vanità, cattiveria, pet­tegolezzi, rodomontate in teoria e pusillanimità in pratica; disser­tazioni sulla vita, l’ azione e la semplicità, e assenza completa di vita, di azione, di semplicità; ripugnanti lusinghe verso gli operai più intellettuali o loquaci. Secondo questa gente “Feuer­bach è un borghese”; e l’epiteto di borghese viene ripetuto a sazietà da persone che altro non sono, da capo a piedi, che borghesi di provincia. In una parola, menzogna e sciocchezza, sciocchezza e menzogna. In una società come questa non c’è modo di respirare liberamente; mi tengo, per ciò, lontano da loro ed ho francamente dichiarato che non parteciperò alla Kommunistischer Handwerkerverein e che non voglio per nulla impacciarmi con questa società.

((“) Proudhon morì il 19 gennaio 1865. )

III

La rivoluzione del 24 febbraio aprì a Bakunin le porte della Francia. Si affrettò a far ritorno a Parigi; ma, poco dopo, la notizia degli avvnimenti di Vienna e di Berlino lo decise a partire per la. Germania (aprile), donde sperava po­tersi portare in Polonia, per prender parte ai movimenti in­surrezionali. Passò per Colonia, ove Marx e Engels stavano per cominciare la pubblicazione della Neue Rheinische Zei­tung. Era il momento in cui la Legione democratica tedesca di Parigi, che aveva a capo Herwegh, fece nel granducato di Baden quel tentativo insurrezionale che ebbe un esito tanto disgraziato. Marx attaccò, allora, Herwegh con molta vio­lenza; Bakunin. prese le difese del suo amico e ruppe con Marx. Più tardi Bakunin a questo proposito ebbe ad espri­mersi nel modo seguente (1871, manoscritto francese): «In quella occasione, lo penso oggi e lo dico francamente, erano Marx ed Engels che avevano ragione; essi meglio di me giu­dicavano le condizioni generali. Attaccarono Herwegh con la mancanza di riguardo loro propria ed io presi, a Colonia, calorosamente la difesa dell’assente. Da ciò la nostra discordia ». Si recò poi a Berlino e a Breslavia, e di là a Praga, ove tentò inutilmente di far propaganda democratica e rivoluzionaria al Congresso slavo (giugno) ed ove prese parte al movimento insurrezionale duramente represso da Windischgratz. Quindi ritornò a Breslavia. Durante il suo soggiorno in questa città la Neue Rheinische Zeitung pubblicò ( luglio) una corrispondenza da Parigi cosi concepita:

A proposito della propaganda slava, ci è stato ieri comunica che George Sand si trova in possesso di carte che compromettono molto il russo Michele Bakunin espulso dalla Francia, e lo indicano come uno strumento o un agente della Russia di recente arruolato, al quale si attribuisce la parte principale negli arresti recenti dei disgraziati polacchi. Georges Sand ha mostrato queste carte ad alcuni suoi amici.

Bakunin protestò immediatamente contro questa infame calunnia con una lettera da Breslavia pubblicata nel giornale Allgemeine Oder-Zeitung (lettera che la Neue Rheinisc Zeitung riprodusse il 16 luglio), e scrisse a George Sand per pregarla di spiegarsi circa l’uso che si era fatto del di lei nome. George Sand rispose con una lettera al redattore de Neue Rheinische Zeitung, datata da La Chatre (Indre) il 20 luglio 1848, nella quale diceva:

I fatti riferiti dal vostro corrispondente sono completamente falsi. Non ho mai posseduto la minima prova delle insinuazioni a cui cercate di dar credito contro il signor Bakunin. Non sono mai stata, dunque, autorizzata a emettere il più piccolo dubbio sulla lealtà del suo carattere e sulla sincerità delle sue opinioni- Mi appello al vostro onore e alla vostra coscienza per la inserzione immediata di questa lettera, nel vostro giornale.

Marx inserì la lettera, e dette nel tempo stesso la Spiegazione seguente della pubblicità accordata alla calunnia del suo corrispondente di Parigi: «Abbiamo cosi adempiuto( dovere della stampa di esercitare sugli uomini pubblici 1a stretta sorveglianza e abbiamo dato, nello stesso tempo, al signor Bakunin l’occasione di dissipare un sospetto che era davvero emerso in alcuni ritrovi di Parigi ». E’ inutile insistere su questa singolare teoria per la quale la stampa avrebbe il dovere di accogliere e pubblicare la calunnia, senza prendersi cura di controllare prima i fatti.

Il mese seguente, Bakunin vide Marx a Berlino. ed ebbe luogo una apparente riconciliazione fra loro. Bakunin scrisse su ciò nel 1871 (manoscritto francese) quanto segue: «Degli amici comuni ci costrinsero ad abbracciarci. E allora in una conversazione mezzo scherzosa e mezzo seria, Marx mi dis­se: «Sai che ora mi trovo alla testa di una società comu­nista segreta, cosi ben disciplinata che se dicessi ad un solo dei suoi membri: Va ad uccidere Bakunin, questi ti uccide­rebbe? ….. Dopo questa conversazione non ci rivedemmo più fino al 1864 ».

Ciò che Marx aveva detto, scherzando, a Bakunin nel 1848, doveva tentare di farlo davvero ventiquattro anni dopo. Quando, nell’Internazionale, l’opposizione dell’ anarchico rivoluzionario sarà diventata un ostacolo per la dominazione personale che Marx pretendeva di esercitare, egli ten­terà di sbarazzarsi di lui con un vero assassinio morale.

Espulso dalla Prussia e dalla Sassonia, Bakunin passò il resto del 1848 nel principato di Ankalt, dove pubblicò in te­desco il suo opuscolo: «Aufruf an die Siaven, von einen russischen Patrioten, Michail Bakunin, Mitglied des Slaven­congresses». In esso sviluppava questo programma: unione dei rivoluzionari slavi con i rivoluzionari delle altre nazioni – ungheresi, tedeschi, italiani – per la distruzione delle tre monarchie oppressive, impero di Russia, impero d’Au­stria, regno di Prussia; libera federazione dei popoli slavi emancipati. Marx credette di dover combattere queste idee e lo fece sulla Neue Rheinische Zeitung (14 febbraio 1849):

Bakunin è nostro amico, ma ciò non ci tratterrà dal criticare il suo opuscolo. … A parte i Polacchi, i Russi e forse anche gli Slavi della Turchia – nessun popolo slavo ha un avvenire, per la semplice ragione che a tutti gli altri slavi mancano le prime condizioni storiche e geografiche, politiche e industriali della indipendenza e della vitalità.

A proposito di questa differenza fra il suo modo di pen­sare e quello di Marx, Bakunin ha scritto (1871, mano­scritto francese):

Nel 1848, ci siamo trovati divisi d’opinione, e debbo dire che la ragione fu molto più dalla sua parte che dalla mia … Trascinato dall’ebbrezza del movimento rivoluzionario, io ero molto più occupato del lato negativo che del lato positivo di questa rivoluzione … Tuttavia vi fu un punto in cui ebbi ragio­ne. Come slavo, io volevo l’emancipazione della nazione slava dal giogo dei tedeschi … e, come patriota tedesco, Marx allora non ammetteva come non ammette adesso, il diritto degli slavi di emanciparsi’ dal giogo dei tedeschi, pensando che questi abbiano la missione di civilizzarli, e cioè di germanizzarli per amore o per forza. 6

Nel gennaio del 1849, Bakunin si portò segretamente a Lipsia, per preparare, d’intesa con un gruppo di giovani cechi di Praga, una insurrezione in Boemia. Malgrado i pro­gressi della reazione in Francia e in Germania, v’era anco­ra ragione di speranza, poiché in più punti d’Europa la rivo­luzione non era ancora stata soffocata: a Pio IX, cacciato da Roma, s’era sostituita la repubblica romana con a capo il triumvirato Mazzini, Saffi e Armellini e, come generale, Garibaldi; Venezia, resasi libera, sosteneva contro gli austria­ci un assedio eroico; gli Ungheresi insorti contro l’Austria e diretti da Kossuth, proclamavano il decadimento della casa d’Asburgo. In questo frattempo scoppiò a Dresda (3 maggio 1849) un sollevamento popolare, provocato dal rifiuto del re di Sassonia d’ accettare la Costituzione dell’Impero tedesco, che aveva proclamato il Parlamento di Francoforte; il re dovette fuggire, fu instituito un governo provvisorio (Heub­ner, Tzschirner e Todt) e gli insorti restarono padroni della città per cinque giorni. Bakunin che aveva lasciato Lipsia per Dresda nell’aprile, divenne uno dei capi degli insorti e contribuì a far prendere i più energici provvedimenti per la difesa delle barricate contro le truppe prussiane (comandante militare fu dapprima il luogotenente-colonnello Heinze, poi, dall’8 maggio, il giovane tipografo Stefan Born che aveva organizzato, l’anno precedente, la prima associazione generale degli operai tedeschi, l’Arbeiter-Verbruderung). La

statura gigantesca di Bakunin e la sua abilità di rivoluzionario russo attirarono particolarmente l’attenzione su lui e intorno alla sua persona si formò una leggenda: a lui solo furono attribuiti gli incendi appiccati per la difesa; egli era – si scrisse – « la vera anima della rivoluzione», « aveva consigliato, per impedire ai Prussiani di sparare sulle barricate, di porvi i capolavori della galleria di quadri… ». . Il 9 gli insorti, indietreggiando davanti a forze superiori,si ritirarono su Freiberg. Qui, Bakunin tentò di ottenere da Born che, con i combattenti che gli restavano, passasse sul territorio boemo per tentarvi una nuova insurrezione; ma questi si rifiutò e licenziò le sue truppe. Allora, vedendo che non c’era più nulla da fare, Heubner, Bakunin e il musicista Richard Wagner si diressero alla volta di Cheminitz.

Nella notte dal 9 al l0, dei borghesi armati arrestarono Heubner e Bakunin e li consegnarono ai prussiani; Wagner, che si era rifugiato presso sua sorella, riuscì a

porsi in salvo. La condotta di Bakunin a Dresda fu quella di un combattente risoluto e d’un capo chiaroveggente. In una delle sue lettere alla New York Daily Tribune (numero del 2 ottobre 1852), On Revolution and Counter-Revolution in Germany, Marx, malgrado la sua ostilità, dovette riconoscere il servizio reso da Bakunin alla causa rivoluzionaria:

A Dresda – ebbe a scrivere – la lotta durò nelle vie della città quattro giorni. I bottegai di Dresda e la « guardia comunale » non solo non combatterono, ma spesso favorirono l’azione delle truppe contro gli insorti. Questi, che si componevano quasi esclusivamente di operai dei distretti manifatturieri trovarono un capo abile ed energico nell’esule russo Michele Bakunin.

.

(6. Bakunin aveva solide ragioni per questa accusa. L’articolo sopra citato (materialmente scritto da Engels e approvato da Marx) aveva un tono particolarmente ostile nei confronti dei cechi, e arrivava al punto di affermare: Questa nazione che storicamente non esiste neppure, vuole ristabilire la sua indipendenza. I. testardi ciechi e gli slovacchi dovrebbero esser grati ai tedeschi che si sono presi la briga di civilizzarli, introducen­doli al commercio e all’ industria, alla scienza agraria, e alla buona educazione… Le frasi sentimentali sulla fraternità che qui ci vengono propinate (nell’articolo di Bakunin) in nome o in difesa delle nazioni controrivoluzionarie d’Europa si meritano questa risposta: che l’odio per i russi costituisce la principale passione rivoluzionaria dei tedeschi, che dopo la rivoluzione quest’odio s’estenderà anche al cechi ed ai croati; che noi, insieme ai polacchi e ai magiari potremo salvaguardare la rivoluzione solo col massimo del terrorismo nel confronti di questi popoli slavi. {Citato in H. Kaminscltii, Bakunin: La vie d’ un revolutionnaire Parigi, Aubier, 1938, pp. 120· I; ediz. italiana: Bakunin (Vlta di un rivoluzionario), I.E.I., Milano 1949).

IV

Trasportato nella foresta di Konigstein (Sassonia), Bakunin dopo parecchi mesi di detenzione preventiva fu, il 14 gennaio 1850, condannato a morte; in giugno la pena fu commutata in quella del carcere a vita e, nello stesso tempo, il prigioniero fu consegnato all’Austria che lo reclamava. In Austria fu dapprima detenuto a Praga e poi (marzo 1851) nella cittadella di Olmiitz, ove il 15 maggio 1851 fu condannato ad essere impiccato; ma la pena fu di nuovo commutata in carcere perpetuo. Nelle prigioni austriache Bakunin fu trattato in modo durissimo: aveva i ferri ai piedi ed alle mani e, a Olmutz era incatenato alla muraglia per la cintura. L’Austria, poco dopo la condanna, lo consegnò al governo russo. In Russia fu chiuso nella fortezza di Pietro e Paolo nel« rivellino d’Alessio». Al principio della sua prigionia

il conte Orlov gli venne a dire che lo zar Nicola domandava da lui una confessione scritta. Bakunin, rif1ettendo (lettera a Herzen dell’8 dicembre 1860) «che si trovava

in potere di un orso » e che, d’altra parte, «tutti i suoi atti essendo perfettamente noti, egli non aveva alcun segreto da rivelare », si decise a scrivere. .Nella sua lettera diceva allo zar:

Voi desiderate avete la mia confessione; ma non dovete ignorare che il penitente non è obbligato a confessare i peccati altrui: Non ho di salvo che l’onore e la coscienza di non aver mai tradito chi ha posto in me fiducia perciò non vi farò dei nomi.

Herzen racconta (Oeuvres posthumes) cbe quando Nicola ebbe letto la lettera di Bakunin esclamò: «E’ un bravo giovane e pieno di spirito, ma pericoloso, e bisogna tenerlo ben chiuso ».7

Al principio della guerra di Crimea, siccome la fortezza di Pietro e Paolo poteva trovarsi esposta ad essere bombardata e presa dagli inglesi, si trasferì il prigioniero a

Schliisselbour (1854); là fu assalito dallo scorbuto e gli caddero tutti i denti. Ecco che cosa scrivevo, su questo ultimo periodo della prigionia di Bakunin, all’indomani della sua morte:

L’atroce regime del carcere aveva rovinato completamente il suo stomaco. Egli ci diceva che verso la fine della sua prigionia lo aveva preso talmente il disgusto di tutti i cibi, che non poteva nutrirsi d’altro se non di cavoli sminuzzati. Ma se il corpo si infiacchiva. lo spirito restava eretto e forte. Egli temeva soprattutto, di trovarsi un giorno ridotto, per l’azione debilitante del carcere, allo stato di prostrazione spirituale di cui abbiamo un esempio si noto in Silvio Pellico; temeva di cessare di odiare, di sentire spegnersi nel suo cuore il sentimento di ribellione che lo animava e di giungere a perdonare ai suoi carnefici e

rassegnarsi alla sorte. Ma questo timore era vano: la sua grande energia non lo abbandonò un sol giorno e usci dal carcere tale quale vi era entrato. Egli ci raccontava che, per distrarsi nei lunghi tedii della solitudine, egli soleva richiamare alla memoria la leggenda di Prometeo, il titano benefattore degli uomini incatenato ad una rupe del Caucaso per comando dello zar dell’Olimpo; pensava anche di ricavarne un’opera teatrale e noi ricordiamo ancora la melodia dolce e lamentosa, da lui composta, del coro delle ninfe dell’oceano, consolatrici della vittima di Giove . 8

Alla morte di Nicola, si sperò che il cambiamento di regno potesse portare qualche alleggerimento alle tristi condizioni dell’ indomabile rivoluzionario: ma Alessandro Il cancellò di sua propria mano il nome di Bakunin dalla lista degli amnistiati. La madre del prigioniero essendosi, un mese dopo, presentata al nuovo zar per chiedere grazia per il figlio, ebbe dall’autocrate questa risposta: «Sappiate, signora, che vostro figlio non potrà esser mai 1ibero.. » La prigionia di Bakunin si prolungò, dopo la morte di Nicola, due anni ancora; lo zar Alessandro restava sordo a tutte le preghiere che gli eran rivolte. Un giorno lo zar, tenendo in mano la lettera che Bakunin aveva scritto nel 1851 a Nicola, si rivolse al principe Gorcakev, ministro degli affari esteri, dicendogli:

« Ma io non vedo il minimo pentimento in questa lettera! » Finalmente, nel marzo 1857, Alessandro si lasciò piegare e acconsentì a commutare la prigione a vita nell’esilio in Siberia.

(/8. James Guillaume, in Bulletin de la Federation ]urassienne de l’Internationale, supplemento, 9 luglio 1876. 7. Dalle opere postume di Herzen – riassunto di una lettera di Bakunin datata dicembre 1860. )

Bakunin fu internato a Tomsk. Verso la fine del 1858 vi si sposò con una giovane polacca, Antonia Kwiatkowska, e subito dopo, grazie all’azione spiegata da Muraev-Amurskij, governatore della Siberia Orientale e suo parente per parte di madre, poté ottenere di andare a risiedere a Irkutsk (marzo 1859), dove entrò in servizio della compagnia dell’ Amur e, poi, d’una impresa di miniere. Sperava di presto riacquistare la libertà e ritornare in Russia· ma essendo stato Muraev obbligato ad abbandonare il suo posto per l’opposizione che gli faceva la burocrazia, Bakunin comprese che solo un mezzo gli restava per diventar libero: l’evasione.

Lasciato Irkutsk (17 giugno 1861) col pretesto d’un viaggio di affari e di studi autorizzato dal governo, come rappresentante di un negoziante di nome Sobaenikov, raggiunse Nikolaievsk (luglio); là s’ imbarcò sopra un vascello dello stato (lo Strelok), che andava a De-Kastri, porto situato più al sud; poi, riuscì a passare,

senza suscitare sospetti, sulla nave mercantile Vikera, che lo condusse in Giappone, a Hokodadi, da dove raggiunseYokobama, poi S. Francisco e New York (novembre). Il 27 dicembre 1861 arrivò a Londra, dove fu accolto come un fratello da Herzen e Ogarev.

V

C’è poco da dire dei primi sei anni del secondo soggiorno di Bakunin in Occidente. Si accorse ben presto che, malgrado l’amicizia personale che lo legava a Herzen e a Ogarev, non poteva associarsi alla loro azione politica, di cui era espressione il giornale Kolokol. Egli espose le sue idee, nel 1862, in due opuscoli dal titolo: Agli amici russi, polacchi e a tutti gli amici slavi e La Causa del Popolo, Romanov, Pugacev, o Pestel? 9

Quando, nel 1863, scoppiò l’insuttezione polacca, tentò di unirsi agli uomini d’azione che la diligevano; ma l’organizzazione di una legione russa mancò, la spedizione

di Lapinski non ebbe alcun risultato e Bakunin, che s’era recato a Stoccolma (ove lo raggiunse sua moglie) con la speranza di ottenere un intervento svedese, dovette, nell’ottobre ritornare a Londra senza esser riuscito in alcuno dei suoi progetti. Si portò, allora, in Italia donde, nel 1864, fece un secondo viaggio in Svezia; al ritorno passò per Londra, ove rivide Marx, e per Parigi, ove rivide Proudhon. Dopo la guerra del 1859 e l’eroica spedizione di Garibaldi del 1860, l’Italia pareva risorgere a nuova vita: Bakunin restò in questo paese fino all’autunno del 1867 dimorando, dapprima, a Firenze e, poi, a Napoli e nei dintorni. Aveva concepito il piano di una organizzazione segreta internazionale dei rivoluzionari, avente per scopo la propaganda e, ove fosse giunto il momento, l’azione; e fin dal 1864 riuscì a riunire un discreto numero di italiani, di francesi, di scandinavi e di slavi, in questa società segreta che ebbe nome di “Fratellanza internazionale”10 o di “Alleanza

dei rivoluzionari socialisti”. In Italia, Bakunin e i suoi amici si dettero, soprattutto, a lottare contro i mazziniani _ repubblicani autoritari e religiosi aventi per divisa

il motto Dio e popolo; – e fu fondato a. Napoli il giornale Libertà e Giustizia, nel quale Bakunin svolse il suo programma.

9. Il senso del titolo di Bakunin si può rendere con la forma interrogativa: chi sarebbe preferibile come capo della rivoluzione_ NicoIaj Romanov, lo zar; Pugacev, il capo dei contadini ribelli o Pestel, capo della cospirazione decabrista? Emelijan Pugacev era un contadino russo rivoluzionario del diciottesimo secolo che, durante il regno di Caterina la grande, guidò bande di contadini armati a Incendiare e a saccheggiare la proprietà fondiaria, a uccidere i proprietari, a impadronirsi delle «loro» terre, combattendo contemporaneamente una guerra di guerriglia contro l’esercito. Pavel Ivanovic Peste1,colonnello dell’esercito russo, figlio del governatore generale de ila Sibera, era uno dei capi più prestigiosi del movimento decabrista del 1825. Egli era molto più radicale dei suoi compagni, e credeva che la monarchia costituzionale dovesse alla fine essere soppianta da una repubblica con un programma socialista. Quando, alla vigilia dell’ esecuzione, suo padre gli chiese che cosa avrebbe fatto se il suo movimento avesse avuto successo gli rispose che per prima cosa « avrebbe liberato la Russia dai mostri come lui» Le differenze politiche tra Bakunin e gli editori di «Kolokol e le sue idee al proposito, cosi come le aveva espresse nei due pamphlet vengono illustrate nel Bakunin di Kaminskij, pp. 190-2.

delle quali segue un riassunto. Dopo la guerra di Crimea, la situazione in Russia cambiò profondamente. Bakunin, imprigionato in Siberia e tagliato fuori da ogni

contatto, capì istintivamente la situazione meglio di Herzen, nonostante questi fosse libero a Londra (e fosse in costante contatto con russi che stavano in Russia. o erano da poco emigrati). Gli aristocratici russi che leggevano « Kolokol », amavano posare come liberali, ma la loro opposizione non andava al di là delle chiacchere da salotto. Solo alcuni tra i nobili rimasero fedeli agli ideali decabristi. A1essandro II pensava di aver fatto abbastanza concessioni con la liberazione degli schiavi (senza concedere loro la terra sulla quale avevano lavorato per: secoli); in realtà egli non aveva fatto che qualche riformetta, che non poteva assolutamente incidere sulla struttura di fondo del regime assolutista. Egli rifiutò addirittura il moderato programma degli aristocratici riformisti, e quando i rappresentanti della nobiltà

lo supplicarono di concedere una costituzione ai suoi sudditi, egli li fece arrestare e spedire in Siberia. Tra di essi vi erano due fratelli di Bakunin. Sotto Alessandro II, come sotto Nicola I, la Russia restava un paese senza libertà. Ma erano finiti i tempi in cui Bakunin era l’unico rivoluzionario. Era cresciuta un’altra generazione che, sotto l’influsso di Cernicevskij, dichiarò guerra totale allo zarismo, e fondò le sue speranze sul popolo, che chiedeva «Terra e libertà. – il grido di lotta che venne adottato come nome dalla prima organizzazione rivoluzionaria russa. Herzen, che riteneva che la contraddizione tra lo zar e il suo popolo potesse essere sanata, propendeva per il riformismo dell’aristocrazia liberale. Bakunin, al contrario, si mostrò perfettamente d’accordo con la politica di «terra e libertà» dichiarando:

«Ogni riconciliazione è impossibile» Al tempo della collaborazione di Bakunin al «Kolokol», Herzen non tentò mai di imporgli le sue idee. Herzen non era completamente immune dall’influenza di Bakunin, ma seppure non lo convincevano del tutto le promesse dello zar, tuttavia pensava che le riforme non fossero meri palliativi, e che gli appelli alla buona volontà dello zar servissero ancora a qualcosa. Bakunin, in un pamph1et (Romanov, Pugacev. Pestel), fece pure appello allo zar. Chiedendo che lo zar ripudiasse la classe dominante e diventasse lo zar del popolo, egli gli stava deliberatamente proponendo di commettere suicidio politico. La differenza tra Bakunin e Herzen era proprio che Herzen era sincero nei suoi appelli allo zar, mentre Bakunin li considerava semplici strumenti di propaganda.

Ne1pamphlet Ai miei amici russi, slavi e polacchi si dispensa dalla formalità di rivolgersi allo zar e agli altri sovrani; parlando direttamente al popolo, egli dichiara. «Dalle rovine dell’impero russo il popolo nascerà a nuova vita ». Chiedeva che i nobili rinunciassero ai loro privilegi e anche ai loro titoli; che i nobili dessero al

popolo la terra e la libertà; l’unica forza viva era il popolo, e finalmente ci sarebbero state soltanto due classi, gli operai e i contadini. Bakunin adombra già le sue idee successive, quando sostiene che la nuova società, alla fine, sarebbe stata fondata sull’autonomia dei comuni, federati a livello del paese, a sua volta federato con tutti gli

altri paesi.)

Nel luglio 1866 egli mise a parte Herzen e Ogarev dell’ esistenza della società segreta cui consacrava da due anni tutta la sua attività, e ne comunicò loro il programma

del quale essi furono, a detta di lui “molto scandalizzati”. A quel momento 1’organizazione, stando alle dichiarazioni di Bakunin, aveva degli aderenti in Svezia, in Norvegia, in Danimarca, in Inghilterra, nel Belgio, in Francia, in Spagna e in Italia, e contava fra i suoi membri anche dei polacchi e dei russi. Nd 1867, alcuni democratici borghesi di varie nazioni, principalmente francesi e tedeschi, fondano la ” Lega della pace e della libertà. e convocarono a Ginevra. un Congresso, che ebbe un’eco vivissima. Bakunin, che nutriva ancora illusioni rispetto ai democratici, partecipò a questo Congresso, pronunciandovi un discorso, divenne membro del Comitato centrale della Lega, stabilì la propria residenza in Svizzera (presso Vevey) e, nell’anno seguente, fece il possibile per convertire i suoi colleghi del Comitato al socialismo rivoluzionario. Al secondo Congresso della Lega, che ebbe luogo a Berna nel settembre 1868, egli fece un tentativo, insieme ad alcuni suoi amici, membri dell’ organizzazione segreta fondata nel 1864 – Elisée Reclus, Aristide Rey, Karl Keller, Victor Jaclard, Giuseppe Fanelli, Saverio Friscia, Nicolaj Zukovskj,

Valerian Mroczkowski ecc. – per far votare dalla Lega delle decisioni strettamente socialiste; ma, dopo parecchi giorni di discussione essendosi i socialisti rivoluzionari

trovati in minoranza, dichiararono di separarsi dalla Lega (25 settembre 1868) e fondarono nello stesso giorno, sotto il nome di Alleanza internazionale della democrazia socialista, una associazione nuova, di cui Bakunin redasse il programma. Questo programma, che riassumeva le concezioni alle quali il suo autore era giunto, dopo una lunga evoluzione cominciata in Germania nel 1842, fra le altre cose, diceva:

L’Alleanza si dichiara atea; essa vuole l’abolizione definitiva e intera delle classi e l’eguaglianza politica, economica e sociale degli individui dei due sessi; vuole che la terra, gli strumenti del lavoro e ogni altro capitale, divenendo proprietà collettiva della società intera non possano essere utilizzati che dai lavoratori e cioè dalle associazioni agricole e industriali. Riconosce che tutti gli Stati politici e autoritari attualmente esistenti, dovranno sparire, riducendosi progressivamente a semplici funzioni amministrative dei servizi pubblici nei loro rispettivi paesi, e confondersi nella unione universale delle libere associazioni, tanto agricole che industriali.

(In un terzo pamphlet, La causa del popolo, si spinge ancora più avanti. Segni dell’incombente rivoluzione sembrano moltiplicarsi. I contadini insoddisfatti della così detta liberazione, che sottrae loro la terra bruciano i palazzi dei loro signori. il programma di Bakunin diventa sempre più anarchico, ed egli grida: «Se è necessario il sangue per la conquista della libertà, ebbene il sangue scorrerà!

10. Vedi il programma de1la Frale1lanza internazionale, in questo volume.)

Nd costituirsi, l’Alleanza internazionale della democrazia socialista dichiarò di voler formare un ramo dell’Associazione Internazionale dei Lavoratori, della quale accettò gli statuti generali. In data l’ ottobre 1868, era uscito a Ginevra il primo numero di un giornale russo, Narodnoé Diélo, redatto da Bakunin e da Zukovskj; conteneva un programma intitolato «Programma della democrazia socialista russa», identico nella sostanza a quello che adottò pochi giorni dopo 1’Alleanza Internazionale della democrazia socialista. Ma, dal secondo numero, il giornale cambiò di redazione e passò nelle mani di Nicolaj Utin, 11 che gli impresse un carattere del tutto differente.

. 11. Nicolaj Utin, 1845-83,era figlio di un ricco mercante di liquori russo. Scappò dalla Russia in Svizzera, ma poi lo zar gli concesse a perdono, e poté ritornare in Russia, dove si fece una fortuna coi profitti di guerra. Acceso sostenitore di Marx, che ne caldeggiò la nomina al Consiglio generale dell’Internazionale come corrispondente per la Russia. si vide attribuito dai marxisti il compito di raccogliere (o di inventare) «informazioni» per la loro campagna contro

Bakunin. Per particolari su questi metodi disonesti e senza principi, vedi il Karl Marx di Franz Mehring, ediz. tascabile Ann Arbour, 1962, pp. 474, 475 e 498.

VI

L’Associazione Internazionale dei Lavoratori era stata fondata a Londra il 28 settembre 1864; ma la sua organizzazione definitiva e l’adozione dei suoi statuti datano solo dal suo primo Congresso, tenutosi a Ginevra dal 3 all’8 settembre 1866. AI suo passaggio da Londra, nell’agosto 1864, Bakunin, che non aveva riveduto Marx dal 1848, ricevette una visita da questi, che volle spiegarsi con lui riguardo la calunnia già accolta dalla Neue Rheinische Zeitung e che alcuni giornalisti tedeschi avevano rimessa in circolazione nel 1853. Mazzini e Herzen avevano preso, allora, le difese del calunniato, che era prigioniero nella fattezza russa, e Marx aveva dichiarato, nel giornale inglese Morning Advertiser, che egli non entrava per nulla in questa calunnia, aggiungendo che Bakunin era suo amico. Marx ripeté a Bakunin a Londra,

e lo esortò ad unirsi all’Internazionale; ma questi ritornato che fu in Italia, preferì consacrarsi interamente all’organizzazione segreta cui abbiamo accennato. L’Internazionale, allora, all’infuori del Consiglio generale di Londra, non era rappresentata che da un gruppo di operai mutualisti di Parigi, e nulla faceva prevedere l’importanza che stava per assumere. Fu solo dopo il secondo Congresso (tenutosi a Losanna nel settembre 1867) e dopo i due processi di Parigi e il grande sciopero di Ginevra (1868), che l’attenzione di tutta Europa si rivolse su questa associazione divenuta una vera potenza, della quale non si poteva più disconoscere l’importanza come leva d’azione rivoluzionaria. Nel tetto Congresso (Bruxelles, settembre 1868) si delinearono le idee collettiviste in opposizione al cooperativismo. Bakunin, nel luglio dello stesso anno, si fece ammettere come membro nella sezione di Ginevra e, dopo la sua uscita dalla Lega della Pace, al Congresso di Berna, si stabilì a Ginevra per poter prendere attiva parte al movimento operaio di questa città. La propaganda e l’organizzazione ricevettero nuovo impulso. Un viaggio dell’italiano Fanelli in Spagna, ebbe per risultato la fondazione delle sezioni internazionali di Madrid e di Barcellona. Le Sezioni della Svizzera francese si unirono in una federazione che prese il nome di Federazione romanda ed ebbe per organo il giornale l’Egalité, uscito nel gennaio del 1869. Nel Giura svizzero si ingaggiò una lotta

contro dei falsi socialisti che ostacolavano il movimento, lotta che terminò con l’adesione della maggioranza degli operai al socialismo rivoluzionario. Spesso Bakunin si recò nel Giura a portare l’ausilio della sua parola a quelli che lottavano contro «la reazione mascherata da cooperazione », e fu allora che contrasse l’amicizia, che mai venne meno, con i rivoluzionari di quella regione. Anche a Ginevra, un conflitto sorto fra i muratori, socialisti rivoluzionari d’istinto, e gli orologiai e gioiellieri, che volevano partecipare alle lotte elettorali e allearsi ai politicanti radicali, ebbe termine, grazie a Bakunin – che condusse nell’Egalité un’ energica campagna esponendo in una serie di articoli notevoli il programma della «politica dell’Internazionale» – con la vittoria, disgraziatamente solo momentanea, dell’ elemento rivoluzionario. Le Sezioni dell’Internazionale in Francia, nel Belgio e nella Spagna procedevano, nella loro opera, d’ accordo con quelle della Svizzera francese ed era a prevedersi, che al prossimo Congresso generale dell’ Associazione, le idee collettiviste avrebbero ottenuto la maggioranza del suffragi. Il Consiglio generale di Londra non aveva voluto ammettere l’Alleanza internazionale della democrazia socialista come ramo della Internazionale adducendo per ragione che la nuova società, costituendo un secondo corpo internazionale, avrebbe portato nell’altro, se accoltovi, la disorganizzazione. Uno dei motivi che avevano dettato questa decisione era

l’avversione di Marx verso Bakunin, nel quale l’illustre comunista tedesco credeva di vedere un « intrigante» che voleva « rovesciare l’Internazionale e trasformarla in strumento proprio »; ma, indipendentemente dai sentimenti personali di Marx, è certo che l’idea di creare, a fianco dell’ Internazionale, una seconda organizzazione, era una idea sbagliata. Ciò fecero osservare a Bakunin alcuni dei suoi amici belgi e giurassiani ed egli finì col dar loro ragione, riconoscendo la

giustezza della decisione del Consiglio Generale. Conseguentemente, l’Ufficio centrale dell’Alleanza, dopo aver consultato gli aderenti di questa organizzazione, ne pronunciò, d’accordo con essi, lo scioglimento; il gruppo locale che si era costituito a Ginevra si trasformò in una semplice Sezione dell’Internazionale e come tale fu ammesso dal Consiglio generale (luglio 1869).

Al quarto Congresso generale (Basilea 6-12 settembre 1869) la quasi unanimità dei delegati si pronunciò per la proprietà collettiva; ma si poté, allora, constatare che vi

erano fra loro due correnti distinte: gli uni (tedeschi, svizzeri tedeschi, inglesi) erano comunisti di stato; gli altri (belgi, svizzeri francesi, spagnoli e quasi tutti i francesi) erano comunisti anti-autoritari, o federalisti, o anarchici e presero il nome di collettivisti. Bakunin, naturalmente, apparteneva a questa seconda frazione, e con lui era, fra gli altri, il belga De Paepe e il parigino Varlin. 12

L’organizzazione segreta, fondata nel 1864 s’era sciolta nel gennaio 1869 in seguito ad una crisi interna; tuttavia parecchi dei suoi membri avevano continuato a tenersi in relazione e al loro gruppo s’erano aggiunti alcuni aderenti svizzeri, spagnoli e francesi fra cui Varlin. Questo libero aggrupparsi di uomini per l’azione collettiva

in una fratellanza rivoluzionaria, doveva, si pensava, conferire più forza e coesione al grande movimento di cui era espressione l’Internazionale. Nell’estate del 1869, un amico di Marx, Borkheim, aveva riprodotto nella Zukunft di Berlino la vecchia calunnia che rappresentava Bakunin come un agente del governo russo,

e Liebknecht aveva in più occasioni ripetuto questa asserzione. Essendosi quest’ultimo recato a Basilea per il Congresso, Bakunin lo invitò a dare spiegazioni davanti ad un giurì d’onore, dove il socialista sassone affermò di non aver mai accusato Bakunin ma solo di aver ripetuto delle cose lette in un giornale. Il giurì dichiarò all’unanimità che Liebknecht aveva agito con colpevole leggerezza e rilasciò a Bakunin una dichiarazione scritta in tal senso e firmata dai suoi membri. Liebknecht, riconoscendo ch’era stato indotto in errore, tese la mano a Bakunin e questi bruciò la dichiarazione del giurì servendosene per accendere la sigaretta.

(12. Caesar de Paepe, 1842-90, era un pittore, che successivamente sarebbe diventato un fisico e uno dei fondatori della. sezione belga dell’ internazionale. Combatté la dittatura di Marx e gli sforzi del Consiglio generale di mettere sotto tutela l’Internazionale.

Eugene Varlin, 1839-71, era un rilegatore, e apparteneva all’ala sinistra dei proudhoniani. Attivista di primo piano nella sezione francese, egli aprì una cucina cooperativa per lavoratori e le loro famiglie, combatté sulle barricate della comune di Parigi nel 1871, e fu colpito a morte dai reazionari il 28 maggio 1971.)

Dopo il Congresso di Basilea, Bakunin lasciò Ginevra e si ritirò a Locarno; questa risoluzione gli era stata dettata da motivi di ordine strettamente privato, uno dei quali era la necessità di stabilirsi in un luogo ove la vita fosse a buon mercato ed ove potesse dedicarsi tranquillamente ai lavori di traduzione che aveva intenzione di fare per un editore di Pietroburgo (si trattava, innanzi tutto, d’una traduzione del primo volume del Capitale di Marx, stampato nel 1867).

Ma la partenza di Bakunin da Ginevra lasciò sfortunatamente libero il campo agli intriganti politici che, associandosi alle mene di un emigrato russo, Nicola Utin, famigerato per il male che fece all’Internazionale, riuscirono in pochi mesi a disorganizzare la Sezione ginevrina e ad impadronirsi della redazione de l’Egalité. Marx, che era sempre accecato dai rancori e dalle piccole gelosie contro Bakunin, non disdegnò di contrarre alleanza con Utin e con i politicanti pseudo-socialisti di Ginevra, gli uomini del “Tempio Unico” *( Era il nome de1luogo di riunione dell’Internazionale ginevrina, ex tempio massonico) e nel contempo con una «Comunicazione confidenziale” (28 marzo 1870) mandata ai suoi amici di Germania, si adoperava per rovinare la reputazione di Bakunin presso i democratici socialisti tedeschi, raffigurandolo come l’agente del partito panslavista, dal quale, secondo Marx, riceveva venticinque mila lire all’anno. Gli intrighi di Utin e dei suoi amici ginevrini riuscirono a provocare una scissione nella Federazione romanda, la quale, nell’aprile 1870, si divise in due frazioni: l’una, d’accordo con gli internazionalisti di Francia, del Belgio e della Spagna, si pronunciò per la politica rivoluzionaria, dichiarando che “ogni partecipazione della classe operaia alla politica borghese governativa non può sortire altri risultati che il consolidamento del regime esistente”; l’altra frazione « professava l’intervento politico e le candidature operaie ». Il Consiglio Generale di Londra, i tedeschi e gli svizzeri tedeschi presero partito per la seconda di queste frazioni (frazione di Utin e del Tempio Unico), mentre i francesi, i belgi e gli spagnoli aderivano all’altra (frazione del Giura).

Bakunin aveva allora la mente rivolta alla Russia. Nella primavera del 1869 era entrato in re1azione con Necaev. Costui credeva alla possibilità di organizzare in Russia una vasta insurrezione di contadini, come al tempo di Stenka Razin; e il ritorno, due secoli dopo, dell’anno della grande rivolta (1669-1869) gli sembrava una coincidenza quasi profetica. Fu in quel tempo che scrisse in russo l’appello intitolato: Alcune parole ai giovani fratelli di Russia e l’opuscolo La scienza e l’ attuale causa rivoluzionaria. Necaev ritornò in Russia, ma dovette fuggirne di nuovo dopo l’arresto di quasi tutti i suoi amici e la distruzione del suo piano di organizzazione e, nel gennaio 1870, fece ritorno in Svizzera. Chiese a Bakunin di abbandonare la traduzione incominciata del Capitale *, per consacrarsi interamente alla propaganda rivoluzionaria russa, e ottenne da Ogarev, per il Comitato russo di cui si diceva il mandatario, la consegna nelle sue mani della somma costituente il fondo Bacmetev”. Una parte di questo danaro gli era già stato affidato da Herzen l’anno precedente. Bakunin scrisse in russo l’opuscolo Agli ufficiali dell’esercito russo e in francese

l’altro dal titolo: Gli orsi di Berna, e l’orso di Pietroburgo; fece anche uscire alcuni numeri di una nuova serie del Kolokol e spiegò per alcuni mesi una grande attività; ma finì per accorgersi che Necaev intendeva servirsi di lui come di un semplice strumento ed aveva ricorso, per assicurarsi una dittatura personale, a procedimenti gesuitici. ” Dopo una spiegazione avuta col giovane rivoluzionario a Ginevra nel luglio 1870 ruppe con lui completamente.

(*) Il prezzo totale della traduzione era stato fissato per 900 rubli. e Bakunin aveva ricevuto in acconto 300 rubli. Egli pensò che la traduzione poteva essere condotta a termine da Zukovski e non se ne occupò più, avendo anche avuto promessa da Necaev che avrebbe accomodato lui ogni cosa … Ma invece di trattare per un accomoda·

mento amichevole, Necaev scrisse all’editore (Poliakov), all’insaputa di Bakunin, una lettera, nella quale dichiarava semplicemente che questi, essendo a disposizione del Comitato rivoluzionario, non poteva finire la traduzione, e che concludeva con una minaccia nel caso che l’editore reclamasse.

Quando Bakunin apprese il comportamento stupido di Necaev ne fu molto indignato, e fu questa una delle ragioni che determinarono la sua rottura con lui.

Era stato Vittima della sua eccessiva fiducia e dell’ammirazione che gli aveva in principio ispirato l’energia selvaggia di Necaev. Scrisse Bakunin dopo questa rottura a Ogarev (2 agosto 1870):

Non c’è niente da dire, abbiamo fatto bellamente la parte di idioti! Come riderebbe di noi Herzen se fosse qui, e con quanta ragione! Basta, non ci resta che ingoiare questa amara pillola, che ci renderà più prudenti per l’avvenire.

(13. Sergei Necaev. quando era studente dell’Università di Pietroburgo, raccolse vari giovani di sinistra in un’organizzazione rivoluzionaria clandestina che presto venne soppressa, con conseguente arresto di alcuni dei suoi membri. Scappò in Svizzera, dove fece credere di essere fuggito dopo essere stato attestato. Le idee di Necaev sono sintetizzate nel suo Regole che devono ispirare un rivoluzionario meglio noto come Catechismo del rivoluzionario. Tale documento non deve esser confuso con il Catechismo rivoluzionario di Bakunin (vedi in questo volume), che fu scritto in Italia nel 1866. li Catecbismo di Necaev fu scritto in Svizzera nel 1869. La presunta collaborazione di Bakunin allo scritto è ora ritenuta falsa, ma le sue parti peggiori anche in passato vennero attribuite a Necaev. Esse esaltano la .menzogna

e il tradimento, anche nel confronto degli amici, e li indicano come modello di comportamento. La rivoluzione, sosteneva Necaev, deve essere diretta da una dittatura machiavellica, e i gesuiti della rivoluzione devono essere assolutamente privi di scrupoli, di sentimenti morali e di obblighi etici. Per esercitare pressione su un potente il rivoluzionario deve sedurne la moglie. Per trovare il denaro per l’ organizzazione, i rivoluzionari devono cooperare con prostitute, protettori, assassini e altri criminali. Se necessario, anche i compagni potevano diventare le vittime.

Neeaev faceva quello che diceva. Rubò documenti che avrebbero potuto mettere in pericolo la vita di Bakunin e di altri se fossero caduti nelle mani delle autorità. Tentò di sedurre la figlia di Herzen per estorcergli dci denaro. Disse a Bakunin, in presenza di amici che «talvolta può essere utile segnalare alla polizia segreta un

membro o un simpatizzante dell’organizzazione! ». A causa di questi e simili comportamenti, Bakunin scrisse lettere di ammonimento ad amici ai quali egli aveva precedentemente raccomandato Necaev. L’obbiettivo giudizio di Bakunin per la complessa personalità di Necaev, era temperato dalla compassione. I passi, che seguono, tratti da una lettera di Bakunin al suo amico Talandier, sono rivelatori del carattere di Bakunin: E’ perfettamente vero che Necaev è l’uomo più perseguitato dal governo russo, che impiega tutte le sue spie per tentare di intrappolarlo in Europa e ha richiesto la sua estradizione alla Germania e alla

Svizzera qualora cada nelle mani di quei governi. E’ anche vero che Necaev è una delle persone più attive ed energiche che abbia mai conosciuto. Non si fermerebbe di fronte a niente per servire quella che egli chiama la sua causa, e sa essere anche con se stesso altrettanto esigente quanto è con gli altri. Questa è la qualità principale che mi attrae in lui; l’unica cosa che lo giustifica ai miei occhi è la sua fanatica dedizione. Non si rende conto di essere un terribile egocentrico che confonde se stesso con la rivoluzione. Ma non è certo un egoista nel senso volgare della parola, dal momento che rischia continuamente la pelle e vive la vita di un martire, sopportando indicibili privazioni. Il suo fanatismo lo ha reso un gesuita perfetto. Egli ama il gesuitismo come altri amano la rivoluzione. Nonostante la sua relativa ingenuità egli è molto pericoloso, e ogni giorno tradisce e abusa della fiducia che gli viene concessa: tutto questo è molto triste e umiliante per noi che ve lo avevamo raccomandato, ma la verità è la miglior strada che possiamo prendere per porre riparo ai nostri errori…

Vedendosi smascherato, il povero Necaev fu così ingenuo e infantile, nonostante la sua consueta perversità, da ritenere possibile tirarmi dalla sua parte. Si spinse così avanti da chiedendomi di sviluppare la sua teoria su un giornale russo che mi propose di pubblicare. Ha tradito la fiducia dì noi tutti, ha sottratto le nostre lettere e ci ha terribilmente compromessi – in poche parole si è comportato da farabutto. Esaurita ogni possibilità di discussione, sono stato costretto

a dissociarmi da lui, e da allora ho dovuto combatterlo con tutte le mie forze. Già prima che la recente opera di Michael Confino (Cahiers du monde russe, ott. Dic. 1966) chiarisse definitivamente questa questione, era chiaro che Bakunin non poteva essere accusato di usare gli stessi mezzi per i quali egli criticava Necaev. L’opuscolo di Bakunin Alcune parole ai miei giovani fratelli in russia rivela l’abisso che lo separa da Neéaev. In esso Bakunin suggerisce le parole d’ordine al movimento popu1ista dei Narodniki, che invitavano gli intellettuali e i membri delle classi superiori a vivere e a lottare per la liberazione del popolo. Bakunin scrisse: Così miei giovani amici, lasciate. questo mondo putrescente – le università, le accademie e le scuole in cui siete rinchiusi, in cui vi trovate costantemente separati dal popolo. Andate al popolo! Sia questo il vostro ambiente, la vostra vita, la vostra scienza. Imparate dal popolo come servir meglio la sua causa! Ricordate, amici, che i giovani intellettuali non devono essere né maestri, benefattori paternalisti, né leader dittatoriali del popolo, ma soltanto le levatrici della sua autoliberazione, aiutandolo a aumentare il suo potere attraverso l’azione collettiva e la coordinazione degli sforzi! Dopo aver vagato da un paese all’altro in Europa. Necaev commise l’errore di rientrare in Svizzera. Tenendo fede a un accordo già preso in passato, il governo svizzero lo consegnò alle autorità russe. Bakunin aveva avuto notizia di questo accordo e aveva avvertito Necaev, ma costui non tenne conto dell’avvertimento. e così fu arrestato nell’ottobre 1872. Il due novembre di quell’anno Bakunin scrisse a Ogarev: Lo compatisco molto. Nessun altro mi danneggiò quanto lui, per di intenzionalmente, ma lo compatisco lo stesso. Era un uomo di rara energia, e quando ci incontrammo ardeva in lui una fiamma calda e pura per il nostro povero popolo oppresso; la storica e ancora attuale miseria del nostro popolo lo faceva realmente soffrire. A quel tempo il suo comportamento esteriore era abbastanza disdicevole, ma il suo animo non era ancora corrotto. Il suo autoritarismo e il suo sfrenato volontarismo erano condannabili e, favoriti dalla sua ignoranza commista di machiavellico gesuitismo, furono essi che lo trascinarono nel fango… In ogni caso, credo di intuire

che Necaev, che è perduto e certamente lo sa.. saprà attingere dentro di sé, tutte le sue energie primitive e il suo coraggio, perché per quanto corrotto non è né vile né rozzo. Morirà come un eroe e questa volta non tradirà nulla e nessuno. Ne sono convinto. Vedremo se ho ragione. (Tradotto in inglese da K.J. Kenafict in Karl Marx and Michael Bakunin, Melbourne. 1948). Kenafick sottolinea che Bakunin aveva ragione in tutto e per tutto. Questa volta non si era sbagliato riguardo a Necaev. Egli fu condannato ai lavori fonati a vita e mori nel 1882 in quella stessa fortezza di S. Pietro e Paolo in cui Bakunin aveva trascorso anni terribili. Fino alla fine Necaev dimostrò lo stesso coraggio fanatico e lo stesso odio per la tirannia che, se non possono scusarlo per il suo tradimento, ci fanno capire che ci troviamo di fronte a un personaggio corrotto ma per niente volgare, come anche Bakunin faceva notare. (p. 133)

VII

Intanto, era scoppiata la guerra fra la Germania e la Francia, e Bakunin ne seguiva il corso con interesse appassionato e con ansia. « Tu non sei che un russo »~- scriveva l’ 11 agosto a Ogarev – « mentre io sono internazionazionale».

Ai suoi occhi, la vittoria della Germania feudale e militare sulla Francia altro non doveva essere che il trionfo della contro-rivoluzione, che si poteva evitare solo chiamando il popolo francese a levarsi in anni in massa e per respingere l’invasore straniero e per sbarazzarsi dei tiranni interni che lo opprimevano economicamente e politicamente. In una lettera ai suoi amici socialisti di Lione, si esprimeva in questi termini:

Il movimento patriottico del 1792 non è nulla in confronto di quello che dovete fare ora se volete salvar la Francia… Levatevi, dunque, o amici, al canto della Marsigliese che oggi ritorna il canto legittimo della Francia, il canto della libertà, il canto del popolo, il canto dell’ umanità. Facendo del patriottismo noi salveremo la libertà di tutti i popoli. Ah! S’ io fossi giovane non scriverei delle lettere ma sarei tra voi!

Un corrispondente del Volksstaat (il giornale di Liebknecht) aveva scritto che gli operai parigini erano “indifferenti alla guerra attuale”. Bakunin s’ indigna che si possa

Attribuire loro un’ apatia che sarebbe delittuosa; e scrive per dimostrare che non possono disinteressarsi dell’invasione tedesca, che debbono assolutamente difendere la loro libertà contro le bande armate del dispotismo prussiano.

Se la Francia fosse invasa da un esercito di proletari, inglesi, tedeschi, belgi, spagnoli, italiani, innalzanti il vessillo del socialismo rivoluzionario e annuncianti al mondo l’ emancipazione finale del lavoro, sarei io stato il primo a gridare agli operai di Francia: Aprite loro le braccia, poiché sono i vostri fratelli, ed unitevi’ a loro per spazzare i resti imputriditi del mondo borghese! Ma l’ invasione che disonora oggi la Francia è una invasione aristocratica, monarchica e militare…. Restando passivi innanzi a questa invasione, gli operai francesi non tradirebbero solo la loro libertà, ma tradirebbero anche la causa del proletariato del mondo intero, la causa santa del socialismo rivoluzionario.

Le idee di Bakunin sulla situazione e sui mezzi da impiegare per salvare la Francia, furono da lui esposte in un breve opuscolo che uscì senza nome d’ autore, nel settembre sotto il titolo di Lettere ad un Francese sulla crisi attuale. Il 9 settembre lasciava Locarno per recarsi a Lione ove arrivò 15. Ben presto si organizzò un “Comitato di salvezza della Francia”, del quale egli fu il membro più attivo, per tentare un moto rivoluzionario. Il programma di questo movimento fu pubblicato, il 26 settembre, in un rosso manifesto portante le firme dei rappresentanti di Lione, di Saint-.Etienne, di Tarare e di Marsiglia; Bakunin, benché straniero, non esitò affatto ad unire la sua firma e quella dei suoi amici, per dividere con essi pericoli e responsabilità. Il manifesto, dopo aver dichiarato che “la macchina amministrativa e governativa dello Stato, divenuta impotente, era abolita” e che “il popolo di Francia rientrava in possesso della sua libertà”, proponeva la formazione, in rutti i comuni federati, di Comitati di salvezza della Francia e l’invio a Lione di due rappresentanti per ciascun Comitato di capoluogo di dipartimento “per formare la Convenzione rivoluzionaria della Francia”. Un moto popolare mise i rivoluzionari, il 28 settembre, in possesso del palazzo municipale di Lione; ma il tradimento del generale Cluseret e la codardia di alcuni di quelli nei quali il popolo aveva posto la propria fiducia, fecero fallire questo tentativo. Bakunin, contro cui il procuratore della Repubblica, Andrieux, aveva spiccato mandato d’arresto, riuscì a guadagnare Marsiglia, ove si tenne per qualche tempo nascosto, tentando di preparare una nuova insurrezione. A quel tempo, le autorità francesi facevano correr la voce che egli fosse un agente pagato dalla Prussia e che il governo della Difesa nazionale ne possedeva le prove. Da parte sua, il Volksstat di Liebknecht stampava, a proposito del moto del 28 settembre e del programma in quella occasione pubblicato, queste parole: «Meglio non si avrebbe potuto fare all’ ufficio stampa di Berlino, per servire i disegni di Bismark “.

Il 24 ottobre, disperando della Francia, Bakunin lasciava Marsiglia a bordo di una nave il cui capitano era amico dei suoi amici, per ritornare a Locarno, passando per Genova e Milano. Alla vigilia della partenza, cosi scriveva al socialista spagnolo Sentinon, che era venuto in Francia con la speranza di prender parte al movimento rivoluzionario: Il popolo di Francia non è più rivoluzionario… Il militarismo e il burocratismo, l’arroganza nobiliare e il gesuitismo protestante dei Prussiani) alleati teneramente allo knut (frusta, NdT) del mio caro sovrano e padrone, l’imperatore di tutte le russie, trionferanno su tutto il continente d’Europa e Dio sa per quante decine di anni. Addio tutti i nostri sogni di emancipazione prossima!

Il moto che scoppiò a Marsiglia il 31 ottobre, e cioè sette giorni dopo la partenza di Bakunin non fece che confermarlo nel suo giudizio pessimista: il Comune rivoluzionarie che, alla notizia della capitolazione di Bazaine, s’era insediato al palazzo municipale, non seppe mantenersi al potere più di cinque giorni e il 4 novembre abdicò nelle mani del commissario A1phonse Gent, inviato da Gambetta.

A Locarno, ove passò rutto l’inverno nella solitudine e alle prese con la più nera miseria, Bakunin scrisse, come seguito alle sue Lettres à un Français, una esposizione del nuovo stato dell’Europa, che comparve in primavera del 1871 sotto questo titolo caratteristico: L’Empire knoutogermanique et la Révolution sociale. La notizia della insurrezione parigina del 18 marzo venne a smentire in parte i suoi oscuri pronostici, mostrando che il proletariato parigino aveva conservato la propria energia e il proprio spirito di ribellione. Ma l’egoismo del popolo di Parigi doveva essere impotente a galvanizzare la Francia prostrata e vinta; i tentativi fatti in più luoghi, in provincia, per genera1izzare il movimento comunalista, fallirono e i coraggiosi insorti parigini furono, infine, schiacciati. Bakunin, che si era recato (27 aprile in mezzo ai suoi amici del Giura per trovarsi più vicino alla frontiera francese, dovette ritornare a Locarno senza aver potuto agire (l giugno). Ma, questa volta, non si abbandonò allo sconforto. La Comune di Parigi, oggetto dell’odio furioso di tutte le reazioni coalizzate, aveva riacceso nel cuore degli sfruttati una scintilla di speranza; il proletariato di rutto il mondo salutava, nel popolo eroico, che aveva versato tanto sangue per l’emancipazione umana, “il Satana moderno, il gran ribelle vinto ma

non domato”. Il patriota italiano Mazzini aveva unito la sua voce a quelle che maledivano Parigi e l’Internazionale; Bakunin scrisse allora la Risposta di un internazionalista a Mazzini che fu stampata contemporaneamente in italiano e in francese (agosto 1871l, scritto che levò in Italia grande rumore e produsse nella gioventù e fra gli operai di questo paese un movimento d’opinione che dette origine, verso la fine del 1871, a numerose Sezioni dell’Internazionale. Un secondo opuscolo, La teologia politica di Mazzini e l’Internazionale, compì l’opera iniziata, e Bakunin, che con l’invio di Fanelli in Spagna nel 1868 era stato il creatore

ddl’Internazionale spagnola, si trovò, per la sua polemica contro il Mazzini nel 1871, il creatore di quella Internazionale italiana che doveva gettarsi con tanto ardore nella lotta, non solo contro la dominazione della borghesia sul proletariato, ma anche contro il tentativo degli uomini che volevano instaurare il principio di autorità nell’ Associazione Internazionale dei Lavoratori.

VIII

La scissione in seno alla Federazione romanda, che avrebbe potuto terminare con una riconciliazione se il Consiglio di Londra l’avesse voluto e se l’ agente quel consiglio, Utin, fosse stato meno perfido, si era aggravata ed era divenuta irrimediabile. Nell’ agosto 1870, Bakunin e tre suoi amici erano stati espulsi dalla Sezione di Ginevra, per aver manifestato la loro simpatia per i Giurassiani. Subito dopo la fine della guerra del 1870-71, alcuni incaricati di Marx si recarono a Ginevra per ravvivarvi le discordie. I membri della Sezione dell’ Alleanza vollero, allora, dare una prova delle loro intenzioni pacifiche pronunciando lo scioglimento della loro Sezione; ma il partito di Marx e Utin non fu per questo disarmato: una nuova Sezione, detta di propaganda e di azione rivoluzionaria socialista, constituita a Ginevra dai comunardi ivi rifugiati e nella quale erano entrati gli ex membri della Sezione dell’ Alleanza, si vide rifiutare l’ ammissione dal Consiglio generale. Invece di un Congresso generale dell’ Internazionale, il Consiglio, dominato da Marx e da Engels, convocò a Londra, nel settembre 1871 una Conferenza segreta alla quale presero parte quasi esclusivamente creature di Marx, cui tornò facile far prendere delle decisioni che distruggevano l’ autonomia delle Sezioni e Federazioni dell’ Internazionale, accordando al Consiglio generale una autorità contraria agli statuti fondamentali dell’ Associazione. La conferenza pretese inoltre di organizzare, sotto la direzione di questo Consiglio, ciò che essa chiamava “ l’ azione politica della classe operaia”. Urgeva non lasciare assorbire l’ Internazionale, vasta federazione di gruppi organizzati per la lotta contro lo sfruttamento capitalistico, da una piccola consorteria di settari marxisti e blanquisti.14 Le Sezioni del Giura insieme alla Sezione di propaganda di Ginevra si constituirono, il 12 novembre 1871, a Sonvillier, in Federazione del Giura e rivolsero a tutte le Federazioni dell’Internazionale una circolare per invitarle ad unirsi a loro onde resistere agli usurpatoti del Consiglio generale e rivendicare energicamente la propria autonomia.

Se c’è un fatto indiscutibile attestato migliaia di volte dalla esperienza, è l’effetto corruttore prodotto dall’autorità su chi la esercita. E’ assolutamente impossibile che un uomo che detiene il potere resti un uomo morale. [ … ] Il Consiglio Generale non poteva sfuggire a questa legge inevitabile.

Questi uomini, abituati a marciare alla nostra testa ed a parlare a nome nostro, sono stati condotti dalle esigenze oggettive della loto situazione a volere che il loro programma, la loro dottrina, prevalesse nell’Internazionale. Essendo essi convinti d’essere: diventati una sorta di governo, era naturale che le loro idee apparissero loro come una teoria ufficiale, poiché essi detenevano le «chiavi della città» nell’Associazione, mentre le opinioni divergenti espresse da altri

gruppi apparivano non più come espressione di posizione altrettanto legittime delle loro, ma come vere e proprie eresie. [… ]

Noi non contestiamo le intenzioni del Consiglio Generale. Le persone che lo compongono sono esse stesse vittime d’una necessità ineludibile. Esse banno voluto, in buona fede e per il trionfo della loro dottrina, introdurre nell1nteroazionale il principio d’autorità. Le circostanze apparvero favorire la loro

dottrina e ci sembra del tutto naturale che una scuola, il cui ideale è LA CONQUISTADEL POTERE POLITICO DA PARTE DELLA CLASSE OPERAIA, possa avere creduto che l’Internazionale fosse destinata a modificare la sua struttura originaria e a trasformarsi in un’organizzazione gerarchica diretta e governata dal Coosig1io Generale.[ … ]

Ma, mentre comprendiamo queste tendenze, ci sentiamo obbligati a combatterle nel nome di quella Rivoluzione Sociale il cui programma è «L’emancipazione dei lavoratori deve essere opera dei lavoratori stessi ». [ … ] La società futura altro non deve essere che la estensione alla universalità della organizzazione che l’Internazionale si sarà data.

Dobbiamo, dunque, aver cura di avvicinare il più possibile questa organizzazione al nostro ideale. Come potrebbe uscire una società egualitaria e libera da una organizzazione autoritaria? L’Internazionale, embrione della futura società umana, deve essere fin da ora l’immagine fedele dei nostri principi di libertà e di

Federazione e deve rigettar dal suo seno ogni principio che tenda all’autorità e alla dittatura.” 15

(14. Louis Auguste Blanqui (1805-81) era uo socialista francese che sosteneva la conquista del potere politico da parte di un pugno di cospiratori rivoluzionari, che avrebbero dovuto dirigere e controllare lo stato e la popolazione con metodi autoritari.

15. Guillaume cita un solo paragrafo, l’ultimo di quelli che riportiamo. Abbiamo aggiunto gli altri paragrafi per l’importanza che la circolare ha per chiarire il conflitto interno all’internazionale. )

Bakunin accolse con entusiasmo la circolare di Sonvillier e si dette a propagarne, con grande attività, i principi nelle Sezioni italiane. La Spagna, il Belgio, la maggioranza delle Sezioni francesi – riorganizzatesi, malgrado la reazione versagliese, sotto forma di gruppi segreti – e la maggioranza delle Sezioni degli Stati Uniti, si pronunciarono nello stesso senso della Federazione del Giura; e si poté ben presto esser certi che il tentativo di Marx e dei suoi alleati per stabilire il loro dominio nell’ Internazionale era destinato a fallire. La prima metà del 1872 fu segnata da una “circolare confidenziale” del Consiglio generale, opera di Marx, stampata in opuscolo con il titolo Les prétendues scissions dans l’Internationale. In essa i principali militanti del partito autonomista o federalista erano attaccati personalmente e diffamati e le proteste levatesi da ogni parte contro alcuni atti del Consiglio generale erano rappresentate come il risultato di un intrigo ordito dai membri dell’ex Alleanza internazionale della democrazia socialista, che sotto la direzione del “papa misterioso di Locarno” lavoravano alla distruzione dell’Internazionale. Bakunin qualificò questa circolare come si meritava, scrivendo cosi ai suoi amici: «La spada di Damocle da cui siamo minacciati da parecchio tempo è finalmente caduta sul nostro capo. Non è propriamente una spada, ma l’arma abituale del signor Marx, un mucchio di sozzure ».

Bakunin passò l’estate e l’autunno del 1872 a Zurigo, ove nell’agosto fu fondata, dietro sua iniziativa, una Sezione slava, composta quasi interamente di studenti e studentesse russe e serbe, che aderì alla Federazione del Giura dell’ Internazionale. Fin dal mese di aprile- quando si trovava a Locarno- egli si era messo in relazione con alcuni giovani russi residenti in Svizzera e li aveva organizzati in un gruppo segreto di azione e di propaganda. Dei membri di questo groppo il militante più attivo fu Armand Ross (Michail Sazin), che, intimo di Bakunin fin dall’estate del 1870, restò fino alla primavera del 1876 il principale intermediario fra il grande agitatore rivoluzionario e la gioventù russa. Si può dire che alla propaganda fatta in questo tempo da Bakunin si dovette l’impulso dato, negli anni che seguirono, a questa gioventù: fu lui che lanciò la parola d’ordine che lo gioventù doveva mescolarsi col popolo. Sazin creò a Zurigo una stamperia russa che pubblicò nel 1873, sotto il

titolo di Istoriceskeoe razvitie Internatsionala, una raccolta di articoli comparsi nei giornali socialisti belgi e svizzeri con alcune note illustrative di vari autori, fra cui un capitolo sull’Alleanza scritto da Bakunin. Nel 1874 pubblicò, pure di Bakunin, lo studio intitolato Gosourdarstvennost i Anarcbija (Stato e anarchia). (*) Un conflitto sorto con Petr Lavrov e dei dissensi personali fra alcuni membri dovevano nel 1873 cagionare lo dissoluzione della Sezione slava di Zurigo. 16

Il Consiglio generale s’ era deciso a convocare per il 2 settembre 1872 un Congresso generale; ma come sede di esso scelse l’Aia per potere più facilmente condurvi da Londra gran numero di delegati devoti alla sua politica o provvisti di mandati immaginari e per rendere più difficile l’intervento ai rappresentanti delle Federazioni lontane e impossibile a Bakunin. La Federazione italiana da poco constituita s’ astenne dal mandare rappresentanti, la Federazione spagnola ne mandò quattro, lo Federazione del Giura due, la Federazione belga sette, la Federazione olandese quattro, la Federazione inglese cinque: e questi ventuno delegati, soli veri rappresentanti dell’Internazionale, formarono il nucleo della minoranza. La maggioranza, in numero di quaranta uomini non rappresentanti in realtà che la loro propria persona, era preventivamente decisa a far tutto ciò che fosse piaciuto imporre alla cricca di cui Marx ed Engels erano i capi.

Il solo atto del Consiglio dell’Aia di cui parleremo fu l’espulsione di Bakunin, che fu pronunciata l’ultimo giorno (7 settembre quando già un terzo dei rappresentanti era partito, con ventisette voti contro sette no ed otto astensioni.) I motivi addotti da Marx e dai suoi partigiani per domandare, dopo un’ apparenza di inchiesta, condotta ad occhi chiusi da una commissione di cinque membri, 17 l’espulsione di Bakunin, erano i seguenti:

E’ provato da un progetto di statuto e da lettere portanti la firma Bakunin, che questo cittadino ha tentato e forse è riuscito a fondare, in Europa, una società chiamata l’Alleanza, avente statuti del tutto differenti, dal punto di vista sociale e politico, da quelli dell’Associazione internazionale dei lavoratori; – il cittadino Bakunin ha compiuti atti fraudolenti per impadronirsi di tutto o parte dell’altrui avere, ciò che costituisce una truffa; inoltre, per non soddisfare ai suoi impegni egli o i suoi agenti hanno ricorso all’intimidazione.

E’ questa seconda parte dell’atto d’accusa marxista – che allude ai trecento rubli ricevuti in anticipazione da Bakunin per la traduzione del Capitale e alla lettera scritta da Necaev all’editore Poliakov – che ho più sopra qualificato per tentativo di assassinio morale.

(16. Peter Lavrov era professore di matematica in un’ accademia militare cii St. Pietroburgo. Colonnello dell’esercito russo, era capo dell’ ala moderata del movimento populista, e per questo fu costretto a emigrare nell’Europa occidentale. Soggiornò in Francia e poi in Svizzera dove incontrò Bakunin. Il suo dissidio con Bakunin ebbe

origine non soltanto dalle loro opinioni differenti, ma anche dal suo rifiuto di accettare qualsiasi bakuniniano nella redazione del giornale da lui controllato.

(*) Un terzo volume, Anarchija po Proudonon uscito a Londra, ove lo stamperia fu trasferita nel 1874, non è di Bakunin.

17. Dei cinque membri della commissione d’inchiesta, uno, Walter, il cui vero nome era Von Heddeghem, era una spia della polizia bonapartista. Nel marzo del 1873 una ventina di membri dell’internazionale fu processata sulla base delle prove da lui fornite. Roch Splingard, un altro membro di questa commissione, presentò una relazione di minoranza che sosteneva che Bakunin era indiziato in base a prove insufficienti. Dichiarò: «Sono deciso a combattere questa decisione di fronte al congresso». (Vedi The First International: Minutes of the Hague Congress, Madison, The University of Wisconsin Press, 1958, pp. 126-7, 312).

Contro questa infamia fu subito pubblicata, da un gruppo di emigranti russi, una protesta, di cui riporto i punti principali:

«Ginevra e .Zurigo, 4 ottobre 1872… Si è osato lanciate contro il nostro amico Michail Bakunin l’accusa di truffa e di ricatto… Noi non crediamo né necessario né opportuno discutere ora i pretesi fatti sui quali si è appoggiata l’accusa portata contro il nostro compatriota e amico. Questi fatti ci sono noti nei più piccoli particolari e ci faremo un dovere di ristabilirli nella loro verità appena ci sarà permesso di farlo. Ora ce ne impedisce la condizione disgraziata di un altro nostro compatriota, che non è nostro amico ma che le persecuzioni, di cui in questo momento è vittima da parte del governo russo, ci rendono sacro (*). Il signor Marx, cui non contestiamo, d’altra parte l’abilità, si è in questa occasione mosso maldestramente. I cuori onesti di tutti i paesi sentiranno solo indignazione e disgusto per un tale intrigo, per una tale violazione sì flagrante dei più elementari principi di giustizia. Quanto alla Russia, stia certo il signor Marx che tutte le sue manovre non vi avranno esito: Bakunin vi è troppo stimato e conosciuto perché la calunnia possa raggiungerlo…

– Nicolaj Ogarev- Bartolomeo Zayzev- Wladimir Orov- Armand Ross – Wladimir Holstein- Zemphiri Ralli- Alekander Oelsnitz – Valerian Smirnov ».

IX

All’indomani del Congresso dell’Aia, il 15 settembre si riunì a Saint-Imier (Giura svizzero) un altro congresso cui presero parte i rappresentanti delle Federazioni italiana, spagnola e giurassiana e di alcune sezioni francesi e americane. Questo congresso dichiarò, all’unanimità, « di rigettare in modo assoluto le deliberazioni del Congresso dell’Aia e di non riconoscere affatto i poteri del nuovo Consiglio generale da esso nominato », 18 Consiglio che era stato trasferito a New York. La Federazione italiana aveva anticipatamente confermato le risoluzioni di Saint-Imier alla Conferenza di Rimini tenutasi il 4 agosto; la Federazione del Giura le confermò in un Congresso speciale tenutosi lo stesso giorno 15 settembre; la maggior parte delle Sezioni francesi si affrettarono a mandare la loro intera approvazione; le Federazioni spagnola e belga confermarono, alla loro volta, le deliberazioni prese, nei loro Congressi che ebbero luogo a Cordoba e a Bruxelles nella settimana di Natale del 1872; e cosi pur fecero la Federazione americana, nella seduta del suo Consiglio federale (New York, Spring Street) del 19 gennaio 1873, e la Federazione inglese – ove si trovavano due amici di Marx, Eccarius e Jung, che i suoi procedimenti avevano allontanati da lui – nel suo Congresso del 26 gennaio 1873. 19

18. I Blanquisti si staccarono da Marx nel settembre 1872 durante il congresso dell’Aia, accusando i marxisti di tradire la coalizione dei due gruppi antilibertari. Sulla secessione vedi Le Declin de la Premiere Internazionale: La Conference de Londres de 1871 di Miklos Monar, Ginevra, 1963.

(*) Necaev era stato arrestato a Zurigo il 14 agosto1872, fu consegnato dalla Svizzera alla Russia il 27 ottobre 1872.

19. Sia Guillaume che Bakunin parteciparono al congresso di St. Imier. La terza risoluzione, non inclusa nel testo, fu scritta da Bakunin. Essa dice:

Considerando che è una pretesa tanto assurda quanto reazionaria quella di imporre al proletariato un unico modello di azione o un programma politico uniforme come unica via per ottenere la sua emancipazione sociale; che nessuno può legittimamente privare le sezioni e le federazioni autonome dell’ incontestabile diritto a determinare e a portare avanti la linea politica che preferiscono, e che ogni tentativo di questo genere conduce inevitabilmente al più ributtante dogmatismo; che le aspirazioni economiche del proletariato non possono avere altro obbiettivo che la fondazione di libere organizzazioni e federazioni basate sull’uguaglianza del lavoro e assolutamente separate e indipendenti da ogni forma di governo politico statale; e che queste

organizzazioni e federazioni possono essere create soltanto dall’azione spontanea del proletariato stesso, cioè dalle organizzazioni dei lavoratori

e dalle comuni autonome; che ogni stato politico non può essere altro che l’organizzazione del potere a beneficio di una classe e a svantaggio delle masse, e che il proletariato stesso, se prendesse il potere, diverrebbe a sua volta una nuova classe dominante e sfruttatrice; per queste ragioni il congresso di St. Imier dichiara:

l. Che la distruzione di ogni potere politico è il primo compito del proletariato;

2. Che la costituzione di una così detta autorità rivoluzionaria o provvisoria per realizzare questo compito di distruzione non sarebbe altro che un nuovo inganno e sarebbe altrettanto pericolosa per il proletariato quanto lo è ogni governo attualmente esistente;

3. Che il proletariato di tutti i paesi, rifiutando assolutamente ogni compromesso anche se finalizzato alla rivoluzione, deve sviluppare la solidarietà dell’azione rivoluzionaria; questo deve essere fatto indipendentemente, e in opposizione a, ogni forma di politica borghese.

(Tratto da: Max Netlau, Der Anarchismus von Proudhon zu Kropotkin, Verlag Der Syndikalist, Berlino 1927,p. 199).

Il Consiglio generale di New York, volendo usare dei poteri conferitigli dal Congresso dell’Aia, pronunciò, il 5 gennaio 1873, la “sospensione” della Federazione del Giura, dichiarata ribelle; ma questo atto ebbe solo per risultato che la Federazione olandese, già neutrale, ruppe il riserbo e si unì alle altre sette Federazioni dell’Internazionale, dichiarando, il 4 febbraio 1873, di non riconoscere la sospensione della Federazione del Giura. Cosi pure, la pubblicazione da parte di Marx e del piccolo gruppo restatogli fedele di un libello pieno delle più grossolane menzogne, dal titolo L’Alliance de la démocratie socialiste e l’Association international des travailleurs, non sortì altro effetto che di provocare il disgusto di quelli che lessero questo triste prodotto di un odio cieco. 20

Il primo settembre 1873 si apriva a Ginevra il sesto Congresso generale dell’ Internazionale: erano rappresentate le Federazioni del Belgio, dell’Olanda, dell’Italia, della

Spagna, della Francia, dell’Inghilterra e del Giura svizzero; i socialisti lassalliani di Berlino avevano mandato un dispaccio di simpatia portante le firme di Hasenclever e Hasselmann. Il Congresso si occupò della revisione degli statuti dell’Internazionale; pronunciò la soppressione del Consiglio generale e fece dell’Internazionale una libera federazione senza alcuna autorità dirigente.

Le Federaizoni e le Sezioni componenti l’Associazione – dicono i nuovi statuti (articolo 3) – conservano la loro completa autonomia, cioè il diritto di organizzarsi secondo la loro volontà – di amministrare i loro propri affari senza alcuna ingerenza esterna e di tracciarsi da sé la via che intendono percorrere per raggiungere l’emancipazione del lavoro.

Bakunin era stanco di una lunga vita di lotte. La prigione lo aveva invecchiato innanzi tempo; la sua salute era seriamente scossa ed egli ora aspirava al riposo ed alla solitudine. Quando vide riorganizzata l’Internazionale col trionfo del principio di libera federazione, pensò esser venuto il momento di congedarsi dai suoi compagni; e rivolse ai membri della Federazione del Giura una lettera (pubblicata il 12 ottobre 1873) « per pregargli di volere accettare le sue dimissioni da membro della Federazione del Giura e dell’ Internazionale », aggiungendo:

Non sento d’aver più le forze necessarie per la lotta ed altro non sarei nel campo del proletariato che un ingombro non un aiuto… Dunque, cari compagni, mi ritiro pieno di riconoscenza per voi e di simpatia per la vostra grande e santa causa _ la causa dell’umanità. Continuerò a seguire con fraterna ansietà tutti i vostri passi e saluterò con gioia ogni vostro nuovo trionfo. Sarò vostro fino alla morte.

Non gli restavano da vivere neppure tre anni.

Il suo amico, il rivoluzionario italiano Carlo Cafiero, 21 gli dette ospitalità in una villa che aveva comprato presso Locarno. Là Bakunin visse fino alla metà del 1874 nella tranquillità e nella sicurezza e godendo di un relativo benessere. Tuttavia, non aveva cessato di considerarsi soldato della Rivoluzione; avendo i suoi amici italiani preparato un moto insurrezionale si portò (nel luglio 1874) a Bologna per prendervi parte. Il movimento, mal preparato, abortì e Bakunin dovette ritornare in Svizzera travestito.

In questo tempo una nube passò sull’amicizia che univa Bakunin a Cafiero. Questi, che aveva fatto sacrificio alla causa rivoluzionaria di tutta la sua sostanza, si trovava, per un succedersi di circostanze che non possono qui esser dette, rovinato e si vide costretto a vendere la sua villa. Bakunin dovette lasciare Locarno; andò a stabilirsi a Lugano, ove, per la rimessa che gli fecero i suoi fratelli di una patte dell’eredità paterna, poté, lui e la famiglia, non mancare di mezzi di sussistenza.

(20. Questa opinione di Guillaume è condivisa da molti attendibili storici e biografi, per esempio, da Franz Mehring e Otto Ruhle.

21. Carlo Cafiero, 1846-92, era figlio di famiglia molto ricca, e sembrava destinato alla carriera diplomatica. Mentre era a Londra, diventò socialista e diede inizio alla sua lunghissima amicizia con Friedrich Engels, col quale scambiò una fitta corrispondenza. Mentre Cafiero pioniere del movimento operato italiano, stava lavorando in Italia ad organizzare il movimento marxista; Engels gli mandava lettere piene di invettive contro Bakunin. Questo suscitò la curiosità di Cafiero, il quale dopo avere incontrato Bakunin divenne un anarchico entusiasta, e contribuì a fondare l’ internazionale in Italia. La fortuna che ereditò venne spesa per la causa del movimento rivoluzionario. Quando negli ultimi anni restò senza soldi, si mise a lavorare come fotografo. Nel 1881 fu confinato in un ospedale psichiatrico, dove passò il resto dei suoi giorni. Le sue stranezze erano spesso toccanti: egli insisteva ad esempio a tenere chiuse le finestre per non appropriarsi della luce che apparteneva a tutti. )

Del resto, il momentaneo raffreddamento nei suoi rapporti con Cafiero durò poco e ben presto le relazioni amichevoli si ristabilirono. Ma la malattia progrediva

e ne risentivano gli effetti nello stesso tempo lo spirito ed il corpo, così che nel 1875 Bakunin altro non era che l’ombra di se stesso. Nel giugno 1876, cercando sollievo ai suoi mali, abbandonò Lugano per recarsi a Berna; appena arrivatovi (il 14 giugno) disse al suo amico il dottor Adolf Vogt: «Vengo perché tu mi rimetta in piedi o per morire qui ». Fu posto in una clinica (J. L. Bug-Brann’s Krankenpension, Mattenhof, 317), ove ebbe per quindici giorni le cure affettuose dei suoi amici Vogt e Reichel. In una delle sue ultime conversazioni, parlando di Schopenhauer, ebbe a parlare così: Tutta la nostra filosofia poggia su una base falsa: essa parte sempre da un principio per cui si considera l’uomo come individuo e non, come è giusto, quale un essere appartenente a una collettività. Da ciò la maggior parte degli errori filosofici che portano o alla concezione di una felicità fuori della vita o ad un pessimismo come quello di Schopenhauer e di Hartmann.

Il 21, cosi disse al suo amico che esprimeva il rimpianto che Bakunin non avesse mai trovato il tempo di scrivere le proprie memorie: «E per chi vorresti ch’io le avessi scritte? Non val la pena d’aprir bocca. Oggi i popoli di tutti i paesi hanno perduto l’istinto della rivoluzione … No, se ritroverò ancora un po’ di salute, voglio piuttosto scrivere una morale basata sui principi del collettivismo, senza frasi filosofiche o religiose » Morì il 1″ luglio, a mezzogiorno. Il tre di luglio socialisti di diverse parti della Svizzera giungevano a Bema per rendere gli ultimi onori a Michail Bakunin. Furono pronunciati sulla sua tomba discorsi da alcuni

dei suoi amici della Federazione del Giura: Adhémar Schwitzguebel, James Guillaume, Elisée Reclus; da Nicolaj Zukovski per i russi, da Paul Brousse per la gioventù

rivoluzionaria francese, da Carlo Salvioni per la gioventù rivoluzionaria italiana, da Betsien per il proletariato tedesco.

In una riunione che ebbe luogo dopo la cerimonia, uno stesso voto usci da tutte le bocche: l’oblio sulla tomba di Bakunin di tutte le discordie puramente personali e l’ unione sul terreno della libertà di tute le frazioni del partito socialista dei due mondi; e, all’unanimità fu approvata la risoluzione seguente:

I lavoratori riuniti a Berna per la morte di Mikhail Bakunin e appartenenti a cinque nazioni differenti, partigiani gli uni dello stato operaio, gli altri della libera federazione dei gruppi di produttori, pensano che una riconciliazione è, non solo utilissima e desiderabilissima, ma anche possibile, sul terreno dei principi dell’Internazionale quali sono formulati all’ articolo 3 degli statuti generali riveduti al Congresso di Ginevra del 1873.

In conseguenza, l’assemblea riunita a Berna propone a tutti i lavoratori di dimenticare le vane e dannose dispute passate e di unirsi più strettamente sulla base dei principi enunciati all’articolo 3 degli statuti summenzionati.

Volete sapere quale fu la risposta a questa proposta di unione nella libertà e di oblio degli odii passati? La Tagwacht di Zurigo (redatta da Hermann Greulich), pubblicò

1′ 8 luglio le righe seguenti:

Bakunin era considerato da parecchi buoni e imparziali socialisti come un agente russo; questo sospetto, senza dubbio, erroneo, è fondato sul fatto che 1’ azione distruttiva di Bakunin mentre ha molto giovato alla retazione, è stata cagione di solo male al movimento rivoluzionario.

Questa ingiuria della Tagwacht e i malevoli giudizi emessi dal Volksstaat di Lipsia e dal Vpered di Londra fecero comprendere agli amici di Bakunin che i suoi avversari eran tutt’ altro che disposti a cessare dal loro odio. A queste manifestazioni ostili dovette fare seguito da parte dei compagni di Bakunin la seguente dichiarazione (10 settembre 1876):

Noi desideriamo, e la nostra condotta lo ha sempre provato, il ravvicinamento, nella misura del possibile, di tutti i gruppi socialisti; siamo pronti a tendere la mano della conciliazione a tutti quelli che vogliono lottare sinceramente per la emancipazione del lavoro; ma siamo anche fermamente decisi a non permettere che siano insultati i nostri morti.

E’ venuto il momento in cui i posteri giudicheranno la persona e gli atti di Michail Bakunin con l’ imparzialità che si è in diritto di esigere da loro, e si può nutrire speranza che il voto espresso dagli amici di lui sulla sua tomba appena chiusa si realizzerà un giorno?
I. G.

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20 Mar

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